Geologia dei Camaldoli

La collina dei Camaldoli è il più alto dell’intero distretto flegreo continentale, offre una vista mozzafiato su alcune delle aree più popolari della città, tra cui Soccavo, Pianura e Chiaiano. Ma la sua bellezza non si limita alla vista panoramica – la collina è anche una testimonianza vivente di una storia geologica affascinante che si estende per oltre 35.000 anni.

Tutto ha avuto inizio durante violente eruzioni vulcaniche che hanno scosso la regione dei Campi Flegrei. Questi eventi hanno plasmato la Collina dei Camaldoli e l’area circostante. Se potessimo viaggiare all’indietro nel tempo, vedremmo strati di rocce e depositi che raccontano questa incredibile storia. La collina è un vero e proprio museo geologico all’aperto.

Gradini scavati nel tufo dai monaci camaldolesi nel XVI secolo

Iniziamo il nostro viaggio nella stratigrafia della collina dall’alto verso il basso. La cima è caratterizzata dai “Tufi di Torre Franco”, rocce di origine vulcanica. Poi troviamo l'”Ignimbrite Campana”, che è rappresentata da formazioni di “Piperno”, una roccia vulcanica di origine piroclastica. Scendendo, incontriamo la “Breccia-museo”, una roccia che racchiude pezzi di altre rocce e minerali. Proseguendo, troviamo i “Tufi biancastri” e i “Tufi di Soccavo”, seguiti dal “Tufo Giallo Napoletano”. Questi strati testimoniano una storia geologica ricca di eruzioni vulcaniche che si sono succedute nel corso di millenni.

La collina dei Camaldoli è l’unico luogo da cui veniva estratto il piperno, da tre cave corrispondenti alle attuali Quarto Pianura e Soccavo (Sub cavam, da cui il nome del quartiere). Il piperno nasce dall’eruzione dei Campi Flegrei circa 39.000 anni fa, ed è stato usato per costruire gli edifici più importanti di Napoli: la pavimentazione scura del centro storico, la chiesa del gesù nuovo e buona parte degli altri edifici del centro storico sono in Piperno

Tra questi strati, vediamo depositi piroclastici provenienti da numerose eruzioni diverse, composti da ceneri e lapilli (pomici, scorie e litici). Questi depositi sono intervallati da antichi suoli, che rappresentano un’istantanea delle condizioni del passato. Alcune stime suggeriscono che ci sono state almeno 20 eruzioni vulcaniche diverse che hanno lasciato il loro segno su questa terra.

Chiesa del Gesù Nuovo, il bugnato è tutto in Piperno

Non solo i processi vulcanici hanno modellato questa collina, ma anche agenti naturali come depositi colluviali e frane. La parte inferiore della collina mostra segni di modifiche antropiche dovute all’attività umana.

Un luogo particolarmente interessante per studiare la geologia dei Campi Flegrei è il Vallone del Verdolino, una gola che si estende da nord a sud e offre una visione completa della stratigrafia dei materiali che si sono accumulati nel corso dei millenni. Un vero tesoro per gli appassionati di geologia!

Una stratigrafia geologica evidente e che quasi parla da sé

Tuttavia, negli ultimi anni, la Collina dei Camaldoli ha sperimentato eventi di instabilità di versante come frane ed alluvioni, spesso innescati da condizioni meteorologiche avverse. Queste frane sono generalmente di piccola e media entità e sono dovute a scorrimenti nei materiali piroclastici ed epiclastici, nonché a crolli e ribaltamenti nelle formazioni tufacee.

La Collina dei Camaldoli è una meravigliosa fusione di storia geologica e bellezza naturale. È un luogo che ci ricorda quanto sia importante comprendere e rispettare il nostro ambiente naturale, così come la sua storia unica. Quindi, se vi trovate a Napoli e cercate un’esperienza che unisca la bellezza panoramica e la scienza della terra, la Collina dei Camaldoli è il posto perfetto per farlo.

Riconoscimenti

Questo articolo fa parte del progetto SCINN, Sentieri Naturalistici in Natura a Napoli, con il contributo dell’Unione Europea attraverso i Corpi Europei di Solidarietà
ID: 2022-3-IT03-ESC30-SOL-000099485