Vai al contenuto

Unchaining the Rivers

Unchaining the rivers è il progetto di ASNU APS e WWF Sannio per mappare le barriere che interrompono i fiumi del Sannio, tra Campania e Molise, e individuare quelle che si possono rimuovere per restituire ai corsi d’acqua la loro continuità naturale. Il progetto è finanziato dall’European Open Rivers Programme (codice progetto 2026-13-869).

324 km

di fiumi e torrenti indagati

2.892 km²

di bacino del Calore Irpino

~40

barriere stimate da censire

12 mesi

luglio 2026 – giugno 2027


Perché questo progetto

Il Tammaro, il Tammarecchia, il Calore Irpino e i loro affluenti sono interrotti da sbarramenti di ogni dimensione: dalla grande diga di Campolattaro fino a decine di piccole briglie e traverse, molte delle quali oggi abbandonate e senza più una funzione. Ognuna di queste strutture spezza il fiume in tratti isolati.

Che cos’è una barriera fluviale?

È qualsiasi struttura costruita dall’uomo di traverso al corso d’acqua: dighe, briglie, soglie, traverse. Le barriere impediscono ai pesci di risalire il fiume per riprodursi, trattengono i sedimenti che dovrebbero scorrere a valle e cambiano gli habitat lungo le sponde. Rimuovere quelle inutili è uno dei modi più efficaci per riportare un fiume a uno stato naturale.

Oggi nel Sannio non esiste una banca dati delle barriere fluviali: non sappiamo con precisione quante siano, dove si trovino, a chi appartengano e in che stato siano. Senza queste informazioni è impossibile decidere quali rimuovere. Il Sud Italia è rimasto indietro sulla rimozione delle barriere, e in Campania non è ancora stato realizzato nessun intervento di questo tipo.

Eppure questi fiumi contano: fanno parte del bacino del Volturno, attraversano un corridoio ecologico tra Tirreno e Adriatico e toccano 21 siti della rete Natura 2000. Ospitano specie protette come l’alborella meridionale (Alburnus albidus), il barbo tiberino (Barbus tyberinus) e la lontra (Lutra lutra). I pescatori della zona raccontano che negli ultimi dieci anni i pesci sono diminuiti e alcune specie sono scomparse.

Cosa faremo

Indagheremo il Tammaro, il Tammarecchia, il Calore Irpino, il Lenta, il Sassinoro e gli affluenti minori, lavorando in quattro fasi.

1. Lavoro preparatorio

Delimitiamo il bacino e il reticolo dei fiumi in GIS, raccogliamo gli studi esistenti su geomorfologia, pesci e strutture in alveo, e individuiamo gli attori del territorio.

2. Rilievi e mappatura

Percorriamo i fiumi per censire ogni barriera: posizione, dimensioni, funzione, stato di conservazione e ostacolo per i pesci. Dove non si arriva a piedi usiamo drone e immagini satellitari.

3. Prioritizzazione

Valutiamo l’impatto ecologico di ogni barriera e lo incrociamo con aspetti economici, sociali e geomorfologici, per stilare una classifica di priorità alta, media o bassa.

4. Coinvolgimento del territorio

Incontri pubblici, interviste e questionari con abitanti, pescatori, agricoltori ed enti, per raccogliere conoscenze, opinioni e informazioni sulla proprietà delle barriere.

Le tappe del progetto

Luglio – agosto 2026
Lavoro preparatorio
Analisi del bacino in GIS, raccolta di studi e dati esistenti, mappatura degli stakeholder.
Settembre 2026
Primo evento pubblico
Presentazione del progetto alla comunità all’Oasi WWF di Campolattaro.
Settembre 2026 – maggio 2027
Rilievi sul campo
Censimento delle barriere lungo i fiumi, con rilievi diretti, drone e immagini satellitari.
Dicembre 2026 – giugno 2027
Valutazione e prioritizzazione
Valutazione dell’impatto ecologico di ogni barriera e classifica delle priorità di rimozione.
Marzo 2027
Evento intermedio
Presentazione dei primi risultati e confronto con la comunità sulle barriere da prioritizzare.
Giugno 2027
Evento finale e risultati
Restituzione pubblica dei risultati, pubblicazione del geodatabase e del report finale.

Risultati attesi

Alla fine del progetto il territorio avrà, per la prima volta, una base di conoscenza solida sulle barriere dei suoi fiumi:

  • Un geodatabase pubblico delle barriere fluviali, consultabile online e aggiornabile nel tempo, anche con il contributo dei cittadini
  • Un catalogo delle barriere con dati tecnici e fotografie di ciascuna struttura
  • Uno studio sull’impatto ecologico delle barriere su pesci, habitat e specie protette
  • Una classifica delle priorità di rimozione (alta, media, bassa) e un report che accompagni le decisioni future
  • I risultati delle indagini con la comunità e materiali divulgativi

E dopo?

L’obiettivo è arrivare a una rosa di barriere da approfondire con studi tecnici e, nei progetti successivi, rimuovere davvero, a partire da almeno una struttura. Liberare anche poche barriere può riaprire decine di chilometri di fiume. Tutti i materiali del progetto saranno liberamente accessibili online.

Il partner: WWF Sannio

WWF Sannio è la prima sezione locale di WWF Italia ed è attiva da circa trent’anni nelle province di Benevento e Avellino. Gestisce l’Oasi WWF Lago di Campolattaro e l’Oasi WWF Montagna di Sopra, e si occupa di tutela della biodiversità, gestione degli ecosistemi d’acqua dolce ed educazione ambientale.

Nel progetto WWF Sannio cura il coinvolgimento degli stakeholder locali e l’organizzazione degli eventi pubblici, mettendo a disposizione la sua conoscenza dei fiumi e del territorio e la sua rete di rapporti con enti, scuole e comunità.

Chi ci finanzia

Unchaining the rivers è finanziato da The European Open Rivers Programme – a grant-giving organisation dedicated to restoring rivers.

L’European Open Rivers Programme è un’organizzazione olandese che finanzia progetti per la rimozione di piccole dighe e barriere obsolete e per il ripristino della continuità e della biodiversità dei fiumi europei. Il programma è sostenuto da Arcadia, fondazione che lavora per la tutela della natura, del patrimonio culturale e dell’accesso aperto alla conoscenza.