Voci della Storia è un progetto Erasmus+ di partecipazione giovanile (KA154) che tra il 2025 e il 2026 ha coinvolto oltre 200 giovani tra Campania e Lazio, utilizzando la memoria della Seconda guerra mondiale e i giochi di ruolo dal vivo educativi (Edu-LARP) come strumenti di cittadinanza attiva. Il progetto è stato realizzato da L’isola che c’è APS di Roma e da ASNU APS, che ha curato il percorso in Campania e ospitato la mobilità dedicata alla progettazione dei giochi.
Il percorso in Campania

Il percorso è partito dai luoghi. Il primo laboratorio si è svolto nel Vallone San Rocco, in occasione dell’anniversario delle Quattro Giornate di Napoli, insieme all’ANPI Capodimonte e alla storica Sara Cuccilito. Le cave che durante i bombardamenti ospitarono la popolazione sono diventate un’aula all’aperto: i partecipanti hanno mappato i luoghi della memoria del quartiere e trasformato le storie raccolte in racconti da condividere.
Il secondo laboratorio, all’Orange Hub di piazza Cavour, ha spostato l’attenzione sul presente. Con il metodo dell’albero dei problemi i giovani hanno analizzato gli ostacoli alla partecipazione civica, distinguendo cosa si può cambiare con l’azione individuale o di gruppo e dove serve coinvolgere i decisori pubblici. Le analisi sono state tradotte in idee di progetto, anche grazie alla presentazione delle opportunità europee per i giovani (Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà).
Nel terzo laboratorio i partecipanti sono passati dal giocare al progettare: come funziona un gioco, cosa distingue un LARP, e la prova di CARE, il gioco di ruolo sul cambiamento climatico sviluppato da ASNU, facilitato da alcuni di loro.

Il percorso nel Lazio
Nel Lazio il percorso, coordinato da L’isola che c’è APS a Roma, ha puntato soprattutto sul rapporto tra giovani e istituzioni. Nei laboratori i partecipanti hanno analizzato gli ostacoli che incontrano nella vita pubblica e hanno presentato le proprie proposte agli amministratori locali, sperimentando un dialogo diretto con chi prende le decisioni. Da questo confronto sono nati anche eventi aperti alla cittadinanza, organizzati insieme all’amministrazione. Il Lazio ha inoltre ospitato la mobilità di aprile, dedicata alla messa alla prova degli scenari.
Dal design al gioco
A gennaio 2026 ASNU ha ospitato a Casapesenna, presso Il Paguro, il LARP Jam: cinque giorni con i giovani di entrambe le regioni dedicati a storytelling, scrittura creativa e progettazione degli scenari. Gli scenari nati lì sono stati messi alla prova nella mobilità di aprile nel Lazio e poi portati al pubblico: a giugno a Montella, con Amore e Guerra, e a luglio al Parco della Quarantena di Bacoli, con L’Ora più buia, il LARP scritto dal gruppo campano.
Cosa è cambiato

La valutazione si basa sui questionari somministrati ai partecipanti, sui debriefing al termine di ogni attività e sull’osservazione degli educatori.
Il primo risultato riguarda il ruolo dei giovani: non si sono limitati a partecipare, ma hanno ideato scenari, costruito narrazioni, facilitato giochi per i coetanei e organizzato gli eventi aperti. Il secondo riguarda il modo di guardare alla partecipazione: i giovani hanno acquisito strumenti concreti per analizzare un problema del proprio territorio e trasformarlo in un’iniziativa. Il terzo riguarda la memoria, che legata a luoghi vicini e vissuta in prima persona attraverso il gioco è diventata un’esperienza condivisa, non una nozione.
Resta un limite che ci teniamo a dire: raggiungere i giovani che di solito non partecipano è stato più difficile del previsto. È su questo che vogliamo lavorare nei prossimi progetti.
E ora

I LARP del progetto restano a disposizione di scuole, associazioni e gruppi giovanili che vogliano utilizzarli. ASNU continuerà a proporli nelle proprie attività, insieme ai giovani facilitatori formati durante il percorso.
Progetto 2025-1-IT03-KA154-YOU-000297175, cofinanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o dell’Agenzia Nazionale Giovani. Né l’Unione europea né l’autorità che eroga il finanziamento possono esserne ritenuti responsabili.
