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Il gioco esce allo scoperto: i due eventi che hanno chiuso Voci della Storia

C’è un momento, in ogni progetto, in cui il lavoro fatto in casa deve uscire dalla porta e mettersi alla prova davanti agli altri. Per Voci della Storia quel momento sono stati due giorni, a un mese di distanza l’uno dall’altro: il 5 giugno a Montella, sui Monti Picentini, e il 4 luglio al Parco della Quarantena, a Bacoli. Due eventi di disseminazione con cui abbiamo finalmente portato i nostri LARP fuori dal gruppo che li aveva costruiti, per farli giocare a chi non c’era stato dall’inizio. E con cui, in qualche modo, abbiamo chiuso il cerchio.

Perché è di questo che si trattava. Dopo i laboratori locali, dopo la larpjam in cui i giochi sono nati e dopo la mobilità in cui li abbiamo testati e affinati, mancava solo l’ultima cosa: verificare se reggevano davanti a un pubblico vero. Un LARP, in fondo, esiste per essere giocato da qualcuno — e finché quel qualcuno non si siede al tavolo, o non entra in scena, resta un’ipotesi.

Montella, 5 giugno

Il primo appuntamento è stato sui Picentini, a Montella. Abbiamo giocato, provato i giochi, e ci siamo fermati come sempre a riflettere su cosa era successo durante e dopo le sessioni. La formula ormai la conosciamo: si gioca, e poi si ragiona su quello che il gioco ha fatto emergere. In mezzo, tra una scena e una riflessione, il paesaggio dei Picentini a fare da sfondo — con qualche vacca di troppo a ricordarci che eravamo, effettivamente, in montagna.

Parco della Quarantena, 4 luglio

Il secondo appuntamento, un mese dopo, ci ha portati al Parco della Quarantena di Bacoli. E qui la scenografia meritava una parola in più. Il parco è un ex giardino zoologico costruito in epoca fascista: era il luogo dove gli animali importati dalle ex colonie del nord-Africa venivano tenuti in quarantena — da cui il nome — prima di raggiungere lo zoo di Napoli. Oggi è un’oasi verde bonificata e restituita alla città, popolata da caprette, galline e altri animali recuperati da situazioni di maltrattamento (di caprette, in effetti, ce n’erano parecchie).

Non lo avevamo scelto per questo, ma è difficile ignorarlo: abbiamo giocato scenari ambientati tra il 1940 e il 1945, sui dilemmi morali di quegli anni, dentro un posto che quell’epoca se la porta scritta nelle fondamenta. Certi luoghi raccontano una storia anche solo standosene lì, e questo era uno di quelli. Un promemoria involontario del fatto che la memoria non è qualcosa che si conserva in archivio, ma qualcosa che ci cammina accanto.

Cosa vuol dire “disseminazione”

Dietro una parola un po’ burocratica come disseminazione c’è un’idea semplice e importante: il lavoro fatto non deve restare chiuso nel gruppo che lo ha prodotto, ma passare ad altri. Per un progetto come Voci della Storia, che sulla memoria condivisa e sul coinvolgimento tra pari fonda tutto, questo passaggio non è un accessorio: è la verifica finale. Portare i LARP a giocatori nuovi significa mettere alla prova la tenuta dei giochi, ma anche la loro ricaduta — la capacità di far riflettere sui temi della guerra, delle scelte etiche e della responsabilità anche chi arriva senza il percorso alle spalle. Se un LARP fa provare a un estraneo il peso di una decisione impossibile, e lo lascia con una domanda in testa, allora ha funzionato. E questo, in entrambe le giornate, è successo.

La fine di un percorso

Questi due eventi hanno segnato, in qualche modo, la fine del progetto. È un buon punto da cui guardarsi indietro: dai primi laboratori sul territorio ai giochi nati in una larpjam, dalle competenze affinate in mobilità fino a queste due giornate all’aperto, tra le montagne e in riva a un lago, con più bestiame del previsto e con dei giochi che, finalmente, sono usciti a incontrare le persone.

Grazie a tutti quelli che ci hanno giocato, a chi ha organizzato e a chi ha camminato con noi da un capo all’altro di questo percorso. Ci vediamo.

Voci della Storia è un progetto finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Erasmus+ e l’Agenzia Italiana per la Gioventù, ID: 2025-1-IT03-KA154-YOU-000297175

Le opinioni espresse appartengono, tuttavia, al solo o ai soli autori e non relative alle opinioni dell’ Unione europea o dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA). Né l’Unione europea né l’EACEA possono esserne ritenute responsabili.

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