Nel mese di giugno ci siamo spinti verso una delle mete montuose più interessanti del nostro territorio, nella zona di Montella, sui Monti Picentini. Nonostante qualche imprevisto logistico prima della partenza, è stata una passeggiata fresca e rigenerante, svolta quasi interamente all’ombra, perfetta per sfuggire al caldo di inizio estate.

Seguendo il Raio della Tufara, tra faggeti e querceti, siamo arrivati al torrente Scorzella e da lì abbiamo raggiunto la Cascata del Fascio: un’opera del 1939, parte dell’Acquedotto dell’Alto Calore, ancora oggi in uso e capace di portare acqua potabile a gran parte delle province di Avellino e Benevento. Un pezzo di storia infrastrutturale che si è intrecciato perfettamente con il paesaggio naturale circostante.



Qui non potevamo non concederci un bagno tutti insieme — l’acqua era gelida, ma i più temerari si sono spinti fino dietro la cascata stessa. Un momento di condivisione bellissimo, in un posto che sembrava davvero fatato, immerso in una natura selvaggia e silenziosa.


Dopo la sosta rigenerante, abbiamo risalito il versante nord del Monte Serralonga fino alla Grotta del Caprone, spettacolare esempio del carsismo della zona. Un luogo dalla storia stratificata: testimonianze legate al brigantaggio post-unitario, ma anche racconti che risalgono fino ai tempi dei Romani, a cui si attribuisce il nome stesso della grotta, legato ai leggendari riti sabbatici che vi si sarebbero svolti.


Tra volpi, pipistrelli e scorpioni, i Picentini si sono confermati un territorio ricchissimo di biodiversità, oltre che di storia, miti e leggende. Una passeggiata tra acqua, roccia e racconti che ha lasciato il segno.

Articolo scritto da Silvia Montefoschi
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