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Il laboratorio su Salute mentale a cura di Gilda

A marzo 2026 ha avuto luogo il terzo laboratorio di educazione non formale previsto dal progetto Erasmus+ Giovani al Centro, questa volta il tema al centro del percorso è stato la Salute mentale dei giovani e il laboratorio è stato curato da Gilda Caccavale.

Il percorso è stato realizzato attraverso quattro appuntamenti in cui è stato possibile con metodi di educazione non formale affrontare il tema del benessere psicofisico in generale e come questo sia collegato, in base alle esperienze di tutti, a grandi temi ricorrenti nell’epoca contemporanea.

Nella prima fase c’è stato tanto confronto, lavori di gruppo ed esposizioni, il tutto ricercando un clima di familiarità, fiducia e divertimento. Si è provato a dare delle definizioni comuni e a condividere buone prassi per affrontare al meglio il proprio benessere psicofisico! Dai primi due incontri sono emersi dei temi particolarmente rilevanti per il gruppo e su questi temi i partecipanti, attraverso l’utilizzo di strumenti multimediali, hanno lavorato insieme per creare dei veri e propri contenuti di sensibilizzazione!

Al termine delle attività nella giornata del 20 dicembre Serena, con il supporto delle due aiutanti Lodovica e Daniela, ha realizzato un evento sull’artigianato aperto a tutti! In questa occasione i partecipanti al laboratorio, insieme ad altri artigiani emergenti, hanno avuto l’opportunità di esporre i propri lavori presso l’Orange Youth Hub, sede di APG.

Il 28 marzo ha avuto luogo l’evento Dialoghi sulla salute mentale presso l’Orange Youth Hub, sede di APG, che ha concluso l’intero percorso e durante il quale è stato possibile 1) raccontare il laboratorio, 2) presentare i lavori fatti dai partecipanti, 3) proporre a tutti i presenti un dibattito sul tema della salute mentale dei giovani.

Il tutto ha visto il coinvolgimento dei partecipanti al laboratorio che hanno avuto un ruolo determinante nella gestione delle attività!

Intervista a Gilda Caccavale

  1. Cosa ti ha spinto a proporre questo genere di laboratorio?

L’idea è nata da una riflessione rispetto all’impatto degli eventi più catastrofici degli ultimi anni sulla mia generazione e quella appena dopo la mia, eventi che hanno portato ognuno di noi a rivedere il concetto di futuro e di identità. Questioni legate alla salute, al cambiamento del mondo del lavoro, alla possibilità di spostarsi, alla crisi finanziaria, ai conflitti e al cambiamento climatico – il tutto unito a fenomeni social esasperanti – ha fatto sì che diventasse complicato per molti costruire una propria identità e connettersi agli altri. Isolamento, depressione, difficoltà a prendere decisioni per uscire dalla propria bolla e migliorare la propria condizione, sono stati tutti fenomeni – legati alla salute mentale – sempre più frequenti tra le persone che mi circondavano. Da qui è nata l’idea di creare uno spazio aperto e inclusivo per poter parlare di salute mentale in maniera semplice, con l’obiettivo di portare le persone a confrontarsi, per esprimersi, fare tesoro delle esperienze e delle visioni degli altri, e per non sentirsi soli.

  1. Come descriveresti in poche parole l’esperienza vissuta insieme al gruppo?

Devo dire che l’argomento ha suscitato molto interesse e il gruppo era particolarmente coinvolto, è stata una bella esperienza per tutti e ho avuto la conferma che i giovani oggi siano sempre più alla ricerca di spazi per parlare di cose del genere. Già al primo incontro, non appena c’è stata la possibilità di confrontarsi dopo i primi esercizi di gruppo, è emersa una grande voglia di esprimersi!

  1. Quali sono le cose che ti interessava di più trasmettere quando hai proposto questo laboratorio? Puoi ritenerti soddisfatta del risultato?

Quello che mi interessava trasmettere è la forza del gruppo, l’importanza di mettersi in gioco e la consapevolezza che è possibile confrontarsi con gli altri e trattare anche argomenti più delicati in modo semplice se lo si fa nel modo giusto! Inoltre, avevo voglia di creare una struttura dove potesse esserci la condivisione delle esperienze e delle consapevolezze acquisite sull’argomento da ognuno, in modo che queste potessero avere un effetto moltiplicatore per tutti! Posso ritenermi soddisfatta perché ogni fase del percorso ha avuto grande successo per come si è sviluppata e per i feedback ricevuti!

  1. Come hai strutturato l’attività? Quali metodi hai utilizzato?

L’attività è stata strutturata in modo da avere due fasi, la prima di confronto e la seconda dedicata invece alla creazione di contenuti su quanto emerso nella prima fase, con l’idea di rendere i partecipanti protagonisti di un processo concreto di azione. Sono state definite insieme anzitutto delle “regole” per rendere lo spazio uno spazio sicuro per tutti. Poi il tema del laboratorio è stato affrontato con discussioni facilitate da lavori di gruppo, come world cafè, che hanno visto fasi di ragionamento individuale, confronto e restituzione aperta a tutti. Un altro metodo utilizzato è stato quello di utilizzare delle domande preimpostate su visioni legate all’amicizia, ai valori nelle relazioni in generale e all’approccio con le nuove esperienze, per esempio, per creare un momento di condivisione in un clima più rilassato. Non sono mancati tra un esercizio e l’altro momenti di energizer, scelti sulla base di due elementi: divertimento e fiducia! Abbiamo poi individuato delle definizioni e degli elementi comuni sul tema della salute mentale con delle discussioni aperte affrontando 1) il significato vero e proprio di salute mentale e 2) gli elementi su cui si tende a fare riferimento e che in generale possono avere un impatto positivo sulla propria salute mentale, costruendo una vera e propria cassetta degli attrezzi! Il focus delle attività poi è stato spostato molto sull’azione, provando ad immaginare uno schema di intervento con tutti gli elementi che possono aiutare quando si sceglie di fare qualcosa per migliorare il proprio stato di benessere psicofisico. Siamo passati poi alla valutazione dei temi più rilevanti per il gruppo per lavorare concretamente insieme alla creazione di contenuti di sensibilizzazione!

  1. Pensi che i partecipanti abbiano vissuto positivamente questa esperienza?

Credo di sì, durante le attività abbiamo avuto la possibilità di riflettere insieme sui contenuti del laboratorio e mi sono resa conto che i partecipanti hanno apprezzato molto il tema scelto e le metodologie! Sono rimasti tutti molto entusiasti di quello che si è creato, avevano voglia di esprimersi e questo è emerso in ogni fase del percorso!

  1. In che modo secondo te l’educazione non formale può favorire la crescita personale o di gruppo?

L’educazione non formale è una metodologia che permette di affrontare argomenti in maniera pratica e alternativa e questo ha un grande impatto su quanto l’esperienza possa essere significativa e quindi determinante per la crescita delle persone che ne prendono parte. Ai partecipanti alle attività insegna a mettersi in gioco, e ai facilitatori invece dà la possibilità di proporre in modo creativo e dinamico un processo di apprendimento, e mette entrambi in una condizione di “osservazione partecipata”, che permette di acquisire maggiore consapevolezza. Questo ha un valore anche per il gruppo in generale, perché una maggiore consapevolezza di sé e delle dinamiche relazionali fa sì che anche le dinamiche di gruppo diventino più funzionali!

  1. Cosa ti porti a casa da questa esperienza?

Sicuramente la consapevolezza che c’è tanto bisogno di spazi per parlare di determinati temi, la soddisfazione di aver creato qualcosa che ha avuto un impatto e la voglia di migliorare e proporre nuovamente processi di apprendimento simili.

  1. Hai un desiderio o un messaggio che vorresti lasciare a chi ha partecipato?

Un mio desiderio in questo momento è sicuramente quello che i ragazzi che hanno partecipato al laboratorio continuino a coltivare la loro voglia di socialità e di approfondire certi argomenti, così come quella di trovare sempre un modo per esprimersi! Mi piacerebbe che fossero loro a creare occasioni di partecipazione come il percorso che abbiamo affrontato insieme, e non solo!

Contributi dei partecipanti

1) Instagram Post/Slides su – La vita è offline
2) Video su – Il concetto di indipendenza ed individualismo a tutti i costi diffuso dai social 
3) Lavoro sulla Serendipità
4) Quiz sull’impatto del lavoro sulla propria vita

Giovani al Centro è un progetto finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Erasmus+ e l’Agenzia Italiana per la Gioventù, ID: 2025-1-IT03-KA154-YOU-000303694