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Il laboratorio di Taglio e Cucito a cura di Serena 

Tra novembre e dicembre 2025 ha avuto luogo il laboratorio di Taglio e cucito di Serena Raimo, una dei sei Youth Leader che formano il gruppo di lavoro del progetto Giovani al Centro. 

Il laboratorio di Taglio e cucito ha visto in particolare la realizzazione di quattro appuntamenti a cui hanno preso parte in totale 20 persone. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di avvicinarsi all’arte sartoriale con il supporto di macchine da cucito e stoffe selezionate, e sono stati seguiti con l’obiettivo di imparare a realizzare un prodotto sartoriale da zero. 

Il gruppo di persone che ha deciso di prendere parte al laboratorio di Taglio e cucito è stato diviso nei vari appuntamenti in modo tale da rendere il supporto alle attività più sostenibile ed efficace! Serena è stata accompagnata agli incontri dalla presenza di una sarta professionista che in qualità di volontaria ha seguito l’attività dei ragazzi.

Al termine delle attività nella giornata del 20 dicembre Serena, con il supporto delle due aiutanti Lodovica e Daniela, ha realizzato un evento sull’artigianato aperto a tutti! In questa occasione i partecipanti al laboratorio, insieme ad altri artigiani emergenti, hanno avuto l’opportunità di esporre i propri lavori presso l’Orange Youth Hub, sede di APG. 

L’evento ha suscitato una grande curiosità e interesse attraendo giovani e meno giovani del territorio di Napoli ed è stata un’occasione per far conoscere alla comunità locale l’intero progetto Giovani al centro e l’Orange Youth Hub. 

Intervista a Serena Raimo

  1. Cosa ti ha spinto a proporre questo genere di laboratorio?

Il cucito per me è molto più di una semplice tecnica manuale: è un filo invisibile che lega le generazioni della mia famiglia. Mia nonna era una sarta e mia madre è tuttora un’insegnante di taglio e cucito. Negli ultimi anni ho sentito il richiamo profondo di questa tradizione e ho deciso di ‘prendere in mano’ questa eredità, trasformandola in una passione personale. Ho proposto questo laboratorio perché volevo condividere la magia di quest’arte antica con chi non l’aveva mai approcciata. Mi interessava mettermi alla prova come formatrice e dimostrare che, anche senza alcuna base, chiunque può provare la soddisfazione immensa di creare con le proprie mani un oggetto unico e fatto con cura.

  1. Come descriveresti in poche parole l’esperienza vissuta insieme al gruppo?

Un’esperienza rigenerante che rifarei domani stesso. Si è creato un clima di fiducia, accoglienza e serenità incredibile. Nonostante fossimo lì per imparare, non sono mancati i momenti di scherzo e leggerezza; i ragazzi sono stati curiosi e super partecipativi, rendendo ogni incontro speciale.

  1. Quali sono le cose che ti interessava di più trasmettere quando hai proposto questo laboratorio? Puoi ritenerti soddisfatta del risultato?

Più che insegnare a “eseguire”, volevo trasmettere la logica dietro ogni gesto. Ci tenevo che i partecipanti capissero il perché dei procedimenti: dal funzionamento meccanico della macchina alla tecnica del “dritto con dritto” sulla stoffa o all’inserimento di una cerniera. Sono estremamente soddisfatta perché, verso la fine, erano spesso i ragazzi ad anticiparmi sui passaggi successivi. Significa che non stavano solo replicando i miei movimenti, ma avevano interiorizzato il metodo.

  1. Come hai strutturato l’attività? Quali metodi hai utilizzato?

Data l’altissima richiesta e la disponibilità di 5 macchine da cucire, ho scelto di strutturare gli incontri in modo rotativo, accogliendo 5/7 partecipanti diversi per ogni sessione. Questo ci ha permesso di offrire a tutti la possibilità di vivere un’esperienza di qualità, garantendo a ciascuno di essere seguito con attenzione.

Ogni incontro è iniziato con una breve introduzione di 10 minuti dedicata al progetto e ai fondi che hanno reso possibile l’attività, per poi entrare nel vivo del laboratorio. Per quanto riguarda il metodo ho proposto anzitutto un’esercitazione su pezzi di tela bianca con delle linee disegnate a matita. I ragazzi dovevano seguire le tracce con la macchina per prendere confidenza con il pedale e la velocità. Questo passaggio è stato molto apprezzato perché ha sciolto la tensione iniziale e ha dato sicurezza. Siamo passati poi alla scelta dei tessuti per realizzare lo svuotatasche o la pochette, seguita dal posizionamento del cartamodello, il taglio della stoffa, la fissatura con gli spilli e l’imbastitura. 

Durante la cucitura a macchina ho chiesto continuamente feedback. Se un partecipante era più veloce o il passaggio successivo appariva intuitivo non fornivo subito la soluzione ma chiedevo direttamente a loro cosa pensassero si dovesse fare. Inoltre, ho incentivato il peer-to-peer tutoring: chi finiva prima un passaggio lo spiegava al compagno. Questo scambio non solo ha reso l’apprendimento più profondo e significativo ma ha creato un forte spirito di collaborazione, intervallato solo da un piacevole coffee break per ricaricare le energie.

  1. Pensi che i partecipanti abbiano vissuto positivamente questa esperienza?

Assolutamente sì, i feedback ricevuti tramite i moduli Google mi hanno riempito il cuore.

  1. In che modo secondo te l’educazione non formale può favorire la crescita personale o di gruppo?

L’educazione non formale è potente perché toglie l’ansia da prestazione. È un percorso ben pianificato ma privo del peso del giudizio o del voto. In questo clima di tranquillità, le persone si sentono libere di sbagliare e, di conseguenza, di imparare davvero. Favorisce la crescita perché stimola l’autonomia, la risoluzione di problemi pratici e la socializzazione tra persone che, in contesti formali, forse non avrebbero mai interagito così profondamente.

  1. Cosa ti porti a casa da questa esperienza?

Mi porto a casa la bellezza delle nuove conoscenze e tanti sorrisi. Ma anche la soddisfazione tangibile di vedere i prodotti finiti e la luce negli occhi dei ragazzi quando realizzavano di avercela fatta. Oltre alla convivialità e all’amicizia, sento di aver accresciuto la mia competenza personale nel gestire un gruppo e nel comunicare una passione.

  1. Hai un desiderio o un messaggio che vorresti lasciare a chi ha partecipato?

Vorrei ringraziare sinceramente ogni singola persona che si è messa in gioco dandomi fiducia come facilitatrice. Il mio messaggio per loro è: non abbandonate la curiosità di “fare”. In un mondo sempre più digitale, riscoprire la manualità è un atto di libertà. Spero che ogni volta che guarderete la vostra pochette o lo svuotatasche, vi ricordiate che siete capaci di creare valore dal nulla e che la vostra creatività non ha limiti.

Giovani al Centro è un progetto finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Erasmus+ e l’Agenzia Italiana per la Gioventù, ID: 2025-1-IT03-KA154-YOU-000303694