5 notizie dalla Scienza: Gennaio

Ogni mese raccogliamo gli articoli migliori tra quelli che pubblichiamo sui nostri social: gennaio!

Per non perderne nessuno, seguici su facebook e instagram, e vienici a trovare su Telegram!

1. Guerre stellari sotto i ghiacci dell’Antartide

Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oregon guidati da Paul Cziko, capo progetto del McMurdo Oceanographic Observatory (MOO), in due anni (2017-2019) di registrazioni subacquee ha catturato per la prima volta i canti, i trilli e i fischi prodotti dalle foche di Weddell (Leptonychotes weddellii) a frequenze ultrasoniche.

Tramite le strumentazioni fornite dall’osservatorio McMurdo si sono registrati e differenziati ben nove tipi di vocalizzazioni ultrasoniche che raggiungono i 50khertz, ben 30khertz al di sopra della soglia massima dell’udibile per un essere umano!

Le foche di Weddell vivono e prosperano nell’estremo sud del continente antartico, usando i loro grandi denti per creare buchi d’aria nel ghiaccio. Possono immergersi fino a 600 metri in cerca di prede e rimanervi per 80 minuti. I ricercatori avevano identificato per la prima volta 34 tipi di vocalizzi a frequenze soniche nel 1982, relegandoli a suoni di interazione sociale intraspecifica.

I nuovi nove tipi di canti, invece, erano composti da elementi vocali singoli o multipli aventi frequenze fondamentalmente ultrasoniche. Undici elementi, inclusi cinguettii, fischi e trilli, erano superiori a 20 kHz. Due superavano i 30 kHz e sei erano sempre sopra i 21 kHz.

Un fischio ha raggiunto 44,2 kHz e i cinguettii discendenti in un altro tipo di chiamata sono iniziati a circa 49,8 kHz. Le componenti armoniche, o le sfumature, di alcune vocalizzazioni superavano i 200 kHz.

Curioso pensare al fatto che i ricercatori del 1982 si erano persi, in effetti, una ”parte” della conversazione tra foche di Weddell recentemente registrata dalla MMO!

Pare inoltre che al McMurdo i dipendenti, una volta finiti i lavori, si addormentassero spesso sentendo le registrazioni, in streaming reale, degli ultrasuoni delle foche. Lo stesso Cziko dice: ”I richiami delle foche di Weddell creano un paesaggio sonoro quasi surreale e ultraterreno sotto il ghiaccio, sembra davvero che tu sia nel mezzo di una battaglia spaziale in “Guerre Stellari”, con raggi laser e tutto il resto.”

Non si sa cosa significano le vocalizzazioni ultrasoniche nel repertorio delle foche di Weddell. Fino ad ora si credeva che i pinnipedi, che includono anche leoni marini e trichechi, vocalizzassero solo a livello sonico e non ultrasonico.

Le teorie sono diverse, ad esempio può darsi che producano suoni di così alta frequenza semplicemente per distinguersi dai suoni di bassa frequenza e dal rumore di fondo dell’oceano, cambiando ”canale” di comunicazione in pratica. O addirittura con funzione di ecolocalizzazione di conspecifici, prede e predatori.

Il McMurdo Oceanographic Observatory continuerà a raccogliere dati e a studiare la vicenda.

2. Un nuovo geco biofluorescente!

La biofluorescenza è largamente diffusa nel mondo naturale. Finora nei rettili appartenenti all’ordine Squamata erano noti due meccanismi legati ad essa: la fluorescenza dei tessuti ossei e la presenza di particolari sostanze chimiche nel sistema linfatico.

Un recente studio porta alla luce un terzo e nuovo meccanismo osservato in Pachydactylus rangei (Andersson, 1908). In questo geco deserticolo è stata osservata una fluorescenza verde-neon, tra le più intense registrate finora in un vertebrato terrestre, che interessa i fianchi e l’area che circonda gli occhi. Tale fenomeno è da imputare a due tipi di cellule iridofore presenti nel derma dell’animale.

La posizione delle aree fluorescenti è altresì interessante: trovandosi lungo i fianchi sono infatti celate alla vista di potenziali predatori aerei e ben visibili, invece, ad ”altezza di geco”! Inoltre, se teniamo conto di diversi fattori quali l’intensità della fluorescenza prodotta, le abitudini notturne del geco in questione e la densità di popolazione piuttosto bassa possiamo immaginarne la potenziale utilità nel segnalare la propria presenza ad altri conspecifici, un valido sostituto ai segnali acustici utilizzati da altre specie di gechi per comunicare attraverso lunghe distanze.

Oltre al facilitare quindi la riproduzione, l’incontro tra esemplari di P. rangei potrebbe avere un’altra fondamentale funzione all’interno dell’arido deserto del Namib. Osservazioni in cattività supportano infatti l’ipotesi che questi rettili, riunendosi in gruppi, consumino l’umidità condensata sul corpo di altri conspecifici fronteggiando l’arido e poco piovoso clima del deserto.

3. Grandi rettili fossili sulle Alpi Occidentali

Una scoperta inattesa mostra le tracce di grandi rettili sulle Alpi occidentali.

Le impronte, che risalgono a circa 250 milioni di anni fa, sono state rinvenute a circa 2200 metri di quota.

Le orme fossili sono state attribuite all’icnogenere Chirotherium ed una nuova impronta fossile, denominata Isochirotherium gardettensis.

4. Primo nucleo riproduttivo di Canis aureus nel parmense!

Una sessione di stimolazione bioacustica condotta dai Parchi del Ducato conferma la presenza nel territorio parmense del primo nucleo riproduttivo dello sciacallo dorato (Canis aureus)!

L’arrivo dello Sciacallo dorato in Italia è segnalato già a metà degli anni ’80, attraverso i nostri confini nord-orientali.

5. Insetti: 8 azioni per mitigarne il declino

Gli insetti rappresentano la maggior parte delle specie presenti sul pianeta. Il loro ruolo ecosistemico è fondamentale. Molte specie sono in declino e troppo spesso sottovalutiamo questo grandissimo problema.

Questo lavoro individua otto semplici azioni che tutti possiamo compiere per mitigare il declino delle popolazioni di insetti.

Immagine di copertina di Federica Pontieri, licenza: CC-BY-SA 4.0

Tag: